testata (theda)

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mercoledì 2 novembre 2016

ragazza senza nome

La fille inconnue - Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne - Belgio, Francia - 2016
Cannes 69   Concorso
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drammatico
colore
DCP
1,85:1
106’












sceneggiatura
Jean-Pierre Dardenne
Luc Dardenne
interpreti
Adèle Haenel… Jenny Davin
Olivier BonnaudJulien
Jérémie Renier... padre di Bryan
Louka Minnella… Bryan
Nadège Ouedraogo… cassiera “internet point
(…)
produzione
Les Films du Fleuve
Archipel 35
distribuzione
BIM distribuzione


Jenny, giovane medico di base, si sente in colpa per non aver aperto la porta del suo piccolo ambulatorio a una ragazza che viene trovata morta poco dopo. Quando scopre che la polizia non ha elementi per identificarla, Jenny ha un solo scopo: scoprire il nome della ragazza senza nome, perché non venga sepolta in forma anonima e non scompaia per sempre come se non fosse mai vissuta.







martedì 1 novembre 2016

giorno in pretura

Un giorno in pretura - Steno - Italia - 1954
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domenica 16 ottobre 2016

clan

El Clan - Pablo Trapero - Argentina, Spagna - 2015
Venezia 72   Concorso
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Venezia 2015 - Miglior regia "Leone d'argento" (Pablo Trapero)
Toronto 2015 - "Platform Prize" Menzione d'onore (Paolo Trapero)
Goya 2016 - Miglior Film Latinoamericano (Pablo Trapero) 


drammatico
colore
DCP 
2.35:1
108’




sceneggiatura 
Pablo Trapero
interpreti
Guillermo Francella
Peter Lanzani
Lili Popovich
Gastón Cocchiarale
Stefania Koessl
(...)
produzione
Kramer & Sigman Films
El Deseo
Matanza Cine
distribuzione
01 Distribution
data uscita Italia
25 agosto 2016

Pablo Trapero

Argentina inizio anni ’80.
All’apparenza la famiglia Puccio è come le altre in realtà un vero e proprio clan che si guadagna da vivere con i sequestri di persona.
Arquímedes, il patriarca, è a capo delle operazioni. Alejandro, il suo figlio più grande, è una star del rugby che gioca nel mitico team argentino “Los Pumas”. È lui che adesca le vittime dei rapimenti tra i giovani rampolli dell’alta società. I crimini del clan dei Puccio, famiglia che gode della protezione del regime militare, riescono a passare inosservati nella loro costante ferocia programmatica, ma prima o poi finiscono con il coinvolgere tutti in una crescente spirale di violenza, dove è colpevole anche chi assiste in silenzio.
Ispirato ad un episodio realmente accaduto, il film racconta insieme alla storia di una famiglia anche quella di un intero Paese, nella sua delicatissima fase di transizione dalla feroce dittatura militare ad una fragile democrazia.

martedì 20 settembre 2016

questi giorni

Questi giorni - Giuseppe Piccioni - Italia - 2016
Venezia 73   Concorso
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Questi giorni

Italia
drammatico
2016

colore
DCP
120’



regia
Giuseppe Piccioni
aiuto regia
Marcella Libonati
soggetto
ispirato al romanzo “Color betulla giovane”
Giuseppe Piccioni
Pierpaolo Pirone
Chiara Atalanta Ridolfi
Marta Bertini
sceneggiatura
Giuseppe Piccioni
Pierpaolo Pirone
Chiara Atalanta Ridolfi
fotografia
Claudio Cofrancesco
montaggio
Alice Roffinengo
scenografia
Giada Calabria
musica orig.
Valerio C. Faggioni
suono
Dario Calvari
Daniele Maranello
effetti spec.
Fausto Vitali
costumi
Emanuela Naccarati
casting
Massimo Apolloni
interpreti
Maria Roveran… Liliana
Marta Gastini… Caterina
Laura Adriani… Angela
Caterina Le Caselle… Anna
Filippo Timi… prof. Mariani
Alessandro Averone… Guglielmo
Mina Djukic… Mina
Sergio Rubini
Margherita Buy
(…)
produttore
Matteo Levi
Verdiana Bixio
produzione
11 Marzo Film
Publispei
Rai Cinema
distribuzione italiana
Bim
distribuzione internazionale
Rai Com

Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l’attendono una misteriosa amica e un’improbabile occasione di lavoro.

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia come terza “opzione” italiana è stato ingenerosamente maltrattato da quella critica, che tra la moltitudine di visioni, scivola facilmente nella spocchia da prima della classe, dove la produzione nazionale deve aprioristicamente subire le più severe valutazioni:
Questi giorni risulterà terz’ultimo ex aequo con The Light Between Oceans di Cianfrance nella classifica del Daily veneziano. Chissà perché?

Storia d’amore e d’amicizia al femminile, di una generazione (purtroppo si percepisce un fuori tempo massimo) che appare comunque molto più matura della precedente. Purtroppo la scelta del “Road movie” da una parte consente di regolare i tempi ma dall’altra si avverte un effetto riempitivo che rischia di creare disordine rendendo il racconto schematico. Ma è anche vero che il tentativo di costruire e descrivere quell’umanità varia, sottoposta a fragili sentimenti, dimostri come queste giovani donne siano alla ricerca di un senso individuale delle cose.

La vita finisce a quarant’anni o a cinquanta? Forse prima?
Forse dipende dai dettagli ma sicuramente, la vita, quella che vivi dopo averci preso gusto, dura veramente troppo poco, ovvero quando te ne accorgi non puoi più riprenderla nelle tue mani. Non solo la religione ma anche l’amicizia hanno il potere profondo d’illudere: il futuro appare carico di promesse e ottimismo ma le variabili sono infinite e ogni strada percorre un itinerario il più delle volte indecifrabile e misterioso.











club

El Club - Pablo Larraín - Cile - 2015
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Berlino 2015 - Gran Premio della Giuria "Orso d'Argento"



El club

Cile
drammatico
2015

colore
DCP
2,35:1
97'


regia
Pablo Larraín
sceneggiatura
Guillermo Calderón
Daniel Villalobos
Pablo Larraín
fotografia
Sergio Armstrong
montaggio
Sebastián Sepúlveda
scenografia
Estefanía Larraín
costumi
Estefanía Larraín
suono
Miguel Hormazábal
interpreti
Alfredo Castro… padre Vidal
Roberto Farías… Sandokan
Antonia Zegers... madre Mónica
Jaime Vadell… padre Silva
Alejandro Goic… padre Ortega
Alejandro Sieveking… padre Ramírez
Marcelo Alonso… padre García
José Soza… padre Lazcano
Francisco Reyes… padre Alfonso
(…)
produttore
Juan de Dios Larraín
Rocío Jadue (esecutivo)
Juan Ignacio Correa (esecutivo)
Mariane Hartard (esecutivo)
produzione
Fabula
distribuzione italiana
Bolero film
Quattro sacerdoti vivono insieme in una casa isolata in una piccola città sul mare. Ognuno di loro è stato inviato in questo luogo per cancellare i peccati commessi in passato. Vivono osservando un regime rigoroso sotto l’occhio vigile di una sorvegliante, quando la fragile stabilità della loro routine viene interrotta dall’arrivo di un quinto uomo, appena caduto in disgrazia, che porta con sé il suo passato oscuro.

Ci sono preti che non rientrano più nella sfera di controllo della chiesa, sacerdoti che devono sparire dalla circolazione perché impresentabili, questi preti, che hanno commesso atti disdicevoli e si sono macchiati di veri delitti contro l’umanità, non possono più praticare il culto religioso ma nello stesso tempo sono scampati alla “giustizia terrena”. Essi vivono isolati e lontano dai loro luoghi d’origine in piccole realtà protette e segrete dove, da ex uomini di culto, dovrebbero condurre una vita di completo ritiro e pentimento.
La religione e in particolare la fede determinano quella concretezza di cui un popolo sbandato ed insicuro ha necessità, è il pragmatismo capace di contribuire ad una sopravvivenza forse minimale ma funzionale. È qui che scopriamo come, in fondo, ogni atto di violenza subìto è in realtà un sacrificio, una penitenza, un’offerta a un qualche Dio o a chi in suo nome professa.
La Storia del Cile è impregnata e condizionata dai regimi dittatoriali degli anni ‘70 e successivi e per quanto non ci siano precisi riferimenti storici, nel film si descrive, comunque, un’attitudine a determinati comportamenti: se il Potere ha inflitto grandi violenze queste vengono sistematicamente coperte con un velo di silenzio in grado di determinare un rassicurante oblio, con conseguente impunità.
Alejandro Sieveking, Alfredo Castro, Alejandro Goic, Jaime Vadell, Antonia Zegers



sabato 27 agosto 2016

un padre, una figlia

Bacalaureat - Cristian Mungiu - Romania, Francia, Belgio - 2016
Cannes 69   Concorso
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Cannes 2016 - Miglior Regia (Cristian Mungiu) Ex-Aequo (Olivier Assayas, PERSONAL SHOPPER) 


Bacalaureat

Romania, Francia, Belgio
drammatico
2016

colore
DCP – 2K scope
2.35:1
128’



regia
Cristian Mungiu
sceneggiatura
Cristian Mungiu
fotografia
Tudor Vladimir Panduru
montaggio
Mircea Olteanu
costumi
Brândușa Ioan
trucco
Nastasia Mateiu
suono
Costantin Fleancu
interpreti
Adrian Titieni… Romeo
Maria Drăguș… Eliza
Lia Bugnar… Magda
Mălina Manovici… Sandra
Vlad Ivanov… ispettore capo
Gelu Colceag… Presidente commisione esame
Rareș Andrici… Marius
Petre Ciubotaru… Vice sindaco Bulai
Alexandra Davidescu… madre Romeo
Emanuel Pârvu… Pubblico Ministero Ivacu
Lucian Ifrim… Abu Marian
Gigi Ifrim… agente Sandu
Adrian Văncică… Gelu
Orsolya Moldovan… Csilla
Tudor Smoleanu… dottor Pandele
Liliana Mocanu… signora Bulai
David Hodorog… Matei
Costantin Cojocaru… fabbro
Eniko Benczo… signora Mariana
Claudia Susanu… donna delle pulizie
Petronella Grigorescu… madre della ragazza
Robert Emanuel… padre del ragazzo
Mihai Giurițan… guardia del corpo
Andrei Morariu… soldato
Kim Ciobanu… indiziato
Claudiu Dumitru… indiziato
Mihai Coroian… indiziato
Valeriu Andriută… indiziato
produttore
Cristian Mungiu
produttore esecutivo
Tudor Reu
co-produttore
Pascal Caucheteux
Gregoire Sorlat
Vincent Maraval
Jean-Pierre Dardenne
Luc Dardenne
Jean Labadie
produzione
Mobra Films
Why Not Production
co-produzione
Les Films du Fleuve
France 3 Cinéma
distribuzione italiana
Bim Distribuzione

vedi altro
Romeo Aldea, un medico che vive in una città in Transilvania, ha cresciuto la figlia Eliza con l'idea che al compimento del diciottesimo anno di età lascerà la Romania per andare a studiare all'estero e magari creare le basi per vivere lontano dal paese natio.
Il suo progetto sta per giungere a compimento, Eliza ha ottenuto una borsa di studio per frequentare una facoltà di psicologia in Gran Bretagna. Le resta solo da superare l'esame di maturità, una mera formalità per una studentessa modello come lei. Ma il giorno prima degli esami scritti, Eliza subisce un'aggressione che mette a rischio la sua partenza.
Adesso Romeo è costretto a prendere una decisione. Ci sono diversi modi per risolvere il problema, ma nessuno di questi contempla l'applicazione di quei principi che, in quanto padre, ha insegnato a sua figlia.


«Era meglio quando c’era la pena di morte!»
«Sono cose che qui capitano, in Inghilterra sono più civili!»

Borgata di edilizia popolare: quei casermoni tipici, squadrati, grigi, squallidi, qualcuno scava col badile una buca. Un sasso manda in frantumi la finestra di un appartamento simil-borghese, a piano terra, nei sopracitati palazzi. Un tentato stupro ad una giovane studentessa.
Romania dei giorni nostri ma potrebbe essere l’ Italia: il protagonista parla di un mondo migliore, un mondo dove il livello di civiltà è talmente alto che non esiste corruzione, le cose ovviamente funzionano, solo i veri talenti fanno carriera e soprattutto non esistono favoritismi e raccomandati.
Con questi principi, il protagonista, ha educato la figlia e con questi principi crede di aver consumato la sua esistenza ma poi inevitabilmente, raggiunta e superata la mezza età si fanno i conti e si guarda indietro: «Nel Novantuno volevamo spostare le montagne e non abbiamo spostato niente...».
Una famiglia non propriamente felice, una vita extra coniugale non propriamente riuscita, una vita fallita per colpa di un ambiente corrotto e ingiusto, eppure c’è un mondo migliore, è lontano, non sarà perfetto ma esiste e per raggiungerlo si deve lottare e non ci si deve mai arrendere anche a costo di qualche trucco…
Le belle parole del buon educatore, appunto, qualche trucco, una deroga perché “in fondo non si uccide nessuno, è la vita che è così”; perché pagare le tasse se sono troppe? In fondo se fossero di meno le pagherebbero tutti, no?
E ancora: nella vita si scende a compromessi, non è bello e non è giusto ma è così, le falsità non sono necessariamente negative ma possono essere anche innocue, le bugie a fin di bene hanno permesso la civiltà di progredire e raggiungere questi nostri livelli, no?
I pensieri, le idee, le ambizioni si trasformano in modelli di comportamento i quali diventano la normalità, dove i principi morali sottostanno alla generalizzazione e i comportamenti si omologano verso la direzione della convenienza spicciola.
Un film che appartiene a quel genere realista caro all’autore, narratore felice della Romania contemporanea mai scevra della sua Storia. Il racconto non prende mai fiato portando lo spettatore a provare i sentimenti del protagonista e l’angoscia feroce della figlia, schiacciata dalla paura di fallire nei confronti della vita e nel rischio di deludere il proprio genitore.
Cristian Mungiu