La fille inconnue - Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne - Belgio, Francia - 2016
Cannes 69 Concorso
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drammatico
colore
DCP
2.35:1
108’
sceneggiatura
Pablo Trapero interpreti
Guillermo Francella
Peter Lanzani Lili Popovich Gastón Cocchiarale Stefania Koessl (...)
produzione
Kramer & Sigman Films El Deseo Matanza Cine
distribuzione
01 Distribution data uscita Italia 25 agosto 2016 |
Argentina inizio anni ’80.
All’apparenza la famiglia Puccio è come le altre in realtà un vero e proprio clan che si guadagna da vivere con i sequestri di persona. Arquímedes, il patriarca, è a capo delle operazioni. Alejandro, il suo figlio più grande, è una star del rugby che gioca nel mitico team argentino “Los Pumas”. È lui che adesca le vittime dei rapimenti tra i giovani rampolli dell’alta società. I crimini del clan dei Puccio, famiglia che gode della protezione del regime militare, riescono a passare inosservati nella loro costante ferocia programmatica, ma prima o poi finiscono con il coinvolgere tutti in una crescente spirale di violenza, dove è colpevole anche chi assiste in silenzio. Ispirato ad un episodio realmente accaduto, il film racconta insieme alla storia di una famiglia anche quella di un intero Paese, nella sua delicatissima fase di transizione dalla feroce dittatura militare ad una fragile democrazia. |
Questi
giorni
Italia
drammatico
2016
colore
DCP
120’
regia
Giuseppe
Piccioni
aiuto
regia
Marcella
Libonati
soggetto
ispirato
al romanzo “Color betulla giovane”
Giuseppe
Piccioni
Pierpaolo
Pirone
Chiara
Atalanta Ridolfi
Marta
Bertini
sceneggiatura
Giuseppe
Piccioni
Pierpaolo
Pirone
Chiara
Atalanta Ridolfi
fotografia
Claudio
Cofrancesco
montaggio
Alice
Roffinengo
scenografia
Giada
Calabria
musica
orig.
Valerio
C. Faggioni
suono
Dario
Calvari
Daniele
Maranello
effetti
spec.
Fausto
Vitali
costumi
Emanuela
Naccarati
casting
Massimo
Apolloni
interpreti
Maria
Roveran… Liliana
Marta
Gastini… Caterina
Laura
Adriani… Angela
Caterina
Le Caselle… Anna
Filippo
Timi… prof. Mariani
Alessandro
Averone… Guglielmo
Mina
Djukic… Mina
Sergio
Rubini
Margherita
Buy
(…)
produttore
Matteo
Levi
Verdiana
Bixio
produzione
11
Marzo Film
Publispei
Rai
Cinema
distribuzione
italiana
Bim
distribuzione
internazionale
Rai
Com
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Una
città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande
notturne sul lungomare, si consumano i riti quotidiani e le
aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da
passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle
non sono le affinità ma le abitudini. Il loro legame è tuttavia
unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i
pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una
di loro a Belgrado, dove l’attendono una misteriosa amica e
un’improbabile occasione di lavoro.
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia come terza “opzione” italiana è stato ingenerosamente maltrattato da quella critica, che tra la moltitudine di visioni, scivola facilmente nella spocchia da prima della classe, dove la produzione nazionale deve aprioristicamente subire le più severe valutazioni: Questi giorni risulterà terz’ultimo ex aequo con The Light Between Oceans di Cianfrance nella classifica del Daily veneziano. Chissà perché?
Storia
d’amore e d’amicizia al femminile, di una generazione
(purtroppo si percepisce un fuori tempo massimo) che appare
comunque molto più matura della precedente. Purtroppo la scelta
del “Road movie” da una parte consente di regolare i tempi ma
dall’altra si avverte un effetto riempitivo che rischia di
creare disordine rendendo il racconto schematico. Ma è anche vero
che il tentativo di costruire e descrivere quell’umanità varia,
sottoposta a fragili sentimenti, dimostri come queste giovani
donne siano alla ricerca di un senso individuale delle cose.
La
vita finisce a quarant’anni o a cinquanta? Forse prima?
Forse
dipende dai dettagli ma sicuramente, la vita, quella che vivi dopo
averci preso gusto, dura veramente troppo poco, ovvero quando te
ne accorgi non puoi più riprenderla nelle tue mani. Non solo la
religione ma anche l’amicizia hanno il potere profondo
d’illudere: il futuro appare carico di promesse e ottimismo ma
le variabili sono infinite e ogni strada percorre un itinerario il
più delle volte indecifrabile e misterioso.
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Bacalaureat
Romania,
Francia, Belgio
drammatico
2016
colore
DCP
– 2K scope
2.35:1
128’
regia
Cristian
Mungiu
sceneggiatura
Cristian
Mungiu
fotografia
Tudor
Vladimir Panduru
montaggio
Mircea
Olteanu
costumi
Brândușa
Ioan
trucco
Nastasia
Mateiu
suono
Costantin
Fleancu
interpreti
Adrian
Titieni… Romeo
Maria
Drăguș… Eliza
Lia
Bugnar… Magda
Mălina
Manovici… Sandra
Vlad
Ivanov… ispettore capo
Gelu
Colceag… Presidente commisione esame
Rareș
Andrici… Marius
Petre
Ciubotaru… Vice sindaco Bulai
Alexandra
Davidescu… madre Romeo
Emanuel
Pârvu… Pubblico Ministero Ivașcu
Lucian
Ifrim… Abu Marian
Gigi
Ifrim… agente Sandu
Adrian
Văncică… Gelu
Orsolya
Moldovan… Csilla
Tudor
Smoleanu… dottor Pandele
Liliana
Mocanu… signora Bulai
David
Hodorog… Matei
Costantin
Cojocaru… fabbro
Eniko
Benczo… signora Mariana
Claudia
Susanu… donna delle pulizie
Petronella
Grigorescu… madre della ragazza
Robert
Emanuel… padre del ragazzo
Mihai
Giurițan… guardia del corpo
Andrei
Morariu… soldato
Kim
Ciobanu… indiziato
Claudiu
Dumitru… indiziato
Mihai
Coroian… indiziato
Valeriu
Andriută… indiziato
produttore
Cristian
Mungiu
produttore
esecutivo
Tudor
Reu
co-produttore
Pascal
Caucheteux
Gregoire
Sorlat
Vincent
Maraval
Jean-Pierre
Dardenne
Luc
Dardenne
Jean
Labadie
produzione
Mobra
Films
Why
Not Production
co-produzione
Les
Films du Fleuve
France
3 Cinéma
distribuzione
italiana
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Romeo
Aldea, un medico che vive in una città in Transilvania, ha
cresciuto la figlia Eliza con l'idea che al compimento del
diciottesimo anno di età lascerà la Romania per andare a
studiare all'estero e magari creare le basi per vivere lontano dal
paese natio.
Il
suo progetto sta per giungere a compimento, Eliza ha ottenuto una
borsa di studio per frequentare una facoltà di psicologia in Gran
Bretagna. Le resta solo da superare l'esame di maturità, una mera
formalità per una studentessa modello come lei. Ma il giorno
prima degli esami scritti, Eliza subisce un'aggressione che mette
a rischio la sua partenza.
Adesso
Romeo è costretto a prendere una decisione. Ci sono diversi modi
per risolvere il problema, ma nessuno di questi contempla
l'applicazione di quei principi che, in quanto padre, ha insegnato
a sua figlia.
«Era meglio quando c’era la pena di morte!»
«Sono
cose che qui capitano, in Inghilterra sono più civili!»
Borgata
di edilizia popolare: quei casermoni tipici, squadrati, grigi,
squallidi, qualcuno scava col badile una buca. Un sasso manda in
frantumi la finestra di un appartamento simil-borghese, a piano
terra, nei sopracitati palazzi. Un tentato stupro ad una giovane
studentessa.
Romania
dei giorni nostri ma potrebbe essere l’ Italia: il protagonista
parla di un mondo migliore, un mondo dove il livello di civiltà è
talmente alto che non esiste corruzione, le cose ovviamente
funzionano, solo i veri talenti fanno carriera e soprattutto non
esistono favoritismi e raccomandati.
Con
questi principi, il protagonista, ha educato la figlia e con
questi principi crede di aver consumato la sua esistenza ma poi
inevitabilmente, raggiunta e superata la mezza età si fanno i
conti e si guarda indietro: «Nel Novantuno volevamo spostare le
montagne e non abbiamo spostato niente...».
Una
famiglia non propriamente felice, una vita extra coniugale non
propriamente riuscita, una vita fallita per colpa di un ambiente
corrotto e ingiusto, eppure c’è un mondo migliore, è lontano,
non sarà perfetto ma esiste e per raggiungerlo si deve lottare e
non ci si deve mai arrendere anche a costo di qualche trucco…
Le
belle parole del buon educatore, appunto, qualche trucco, una
deroga perché “in fondo non si uccide nessuno, è la vita che è
così”; perché pagare le tasse se sono troppe? In fondo se
fossero di meno le pagherebbero tutti, no?
E
ancora: nella vita si scende a compromessi, non è bello e non è
giusto ma è così, le falsità non sono necessariamente negative
ma possono essere anche innocue, le bugie a fin di bene hanno
permesso la civiltà di progredire e raggiungere questi nostri
livelli, no?
I
pensieri, le idee, le ambizioni si trasformano in modelli di
comportamento i quali diventano la normalità, dove i principi
morali sottostanno alla generalizzazione e i comportamenti si
omologano verso la direzione della convenienza spicciola.
Un
film che appartiene a quel genere realista caro all’autore,
narratore felice della Romania contemporanea mai scevra della sua
Storia. Il racconto non prende mai fiato portando lo spettatore a
provare i sentimenti del protagonista e l’angoscia feroce della
figlia, schiacciata dalla paura di fallire nei confronti della
vita e nel rischio di deludere il proprio genitore.
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