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domenica 16 ottobre 2016

clan

El Clan - Pablo Trapero - Argentina, Spagna - 2015
Venezia 72   Concorso
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Venezia 2015 - Miglior regia "Leone d'argento" (Pablo Trapero)
Toronto 2015 - "Platform Prize" Menzione d'onore (Paolo Trapero)
Goya 2016 - Miglior Film Latinoamericano (Pablo Trapero) 


drammatico
colore
DCP 
2.35:1
108’




sceneggiatura 
Pablo Trapero
interpreti
Guillermo Francella
Peter Lanzani
Lili Popovich
Gastón Cocchiarale
Stefania Koessl
(...)
produzione
Kramer & Sigman Films
El Deseo
Matanza Cine
distribuzione
01 Distribution
data uscita Italia
25 agosto 2016

Pablo Trapero

Argentina inizio anni ’80.
All’apparenza la famiglia Puccio è come le altre in realtà un vero e proprio clan che si guadagna da vivere con i sequestri di persona.
Arquímedes, il patriarca, è a capo delle operazioni. Alejandro, il suo figlio più grande, è una star del rugby che gioca nel mitico team argentino “Los Pumas”. È lui che adesca le vittime dei rapimenti tra i giovani rampolli dell’alta società. I crimini del clan dei Puccio, famiglia che gode della protezione del regime militare, riescono a passare inosservati nella loro costante ferocia programmatica, ma prima o poi finiscono con il coinvolgere tutti in una crescente spirale di violenza, dove è colpevole anche chi assiste in silenzio.
Ispirato ad un episodio realmente accaduto, il film racconta insieme alla storia di una famiglia anche quella di un intero Paese, nella sua delicatissima fase di transizione dalla feroce dittatura militare ad una fragile democrazia.

sabato 5 marzo 2016

il caso spotlight

Spotlight - Thomas McCarthy - USA - 2015
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Brian Award - Tom McCarthy   Venezia 2015
BAFTA - Miglior sceneggiatura originale (Tom McCarthy, Josh Singer), 2016
Indipendent Spirit - Miglior produzione, 2016
Indipendent Spirit - Miglior sceneggiatura (Tom McCarthy, Josh Singer), 2016
Indipendent Spirit - Miglior regia (Tom McCarthy), 2016
Indipendent Spirit - Miglior montaggio (Tom McArdle), 2016
Indipendent Spirit (Robert Altman Award) - al cast, 2016
Oscar - Miglior film, 2016
Oscar - Miglior sceneggiatura originale, 2016




Spotlight

USA
drammatico
2015

colore
DCP
128'



regia
Thomas McCarthy
sceneggiatura
Thomas McCharty
Josh Singer
fotografia
Masanobu Takayanagi
montaggio
Tom McArdle
scenografia
Stephen H. Carter
musica
Howard Shore
costumi
Wendy Chuck
interpreti
Mark Ruffalo... Mike Rezendes
Michael Keaton... Walter “Robby” Robinson
Rachel McAdams... Sacha Pfeiffer
Liev Schreiber... Marty Baron
John Slattery... Ben Bradlee jr.
Brian D'Arcy James... Matt Carroll
Stanley Tucci... Mitchell Garabedian
Jamey Sheridan... Jim Sullivan
Billy Crudup... Eric MacLeish
(…)
produttore
Tom McCarthy
Michael Sugar
Steve Golin
Kate Churchill (co-produttore)
Youtchi Von Lintel (co-produttore)
Jeff Skoll (esecutivo)
Jonathan King (esecutivo)
Pierre Omidyar (esecutivo)
Xavier Marchand (esecutivo)
Bard Dorros (esecutivo)
Michael Bederman (esecutivo)
Tom Ortenberg (esecutivo)
Peter Lawson (esecutivo)
produzione
Nicole Rocklin (Partecipant Media)
Anonymous Content
Blye Pagon Faust
distribuzione internazionale
eOne Features
distribuzione italiana
BIM Distribuzione
data uscita (italia)
18 febbraio 2016

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La storia del team di giornalisti investigativi del Boston Globe denominato Spotlight, che nel 2002 ha sconvolto la città con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali, in un’inchiesta premiata col Premio Pulitzer.
Quando il neodirettore Marty Baron arriva da Miami per dirigere il Globe nell’estate del 2001, per prima cosa incarica il team Spotlight di indagare sulla notizia di cronaca di un prete locale accusato di aver abusato sessualmente di decine di giovani parrocchiani nel corso di trent’anni. Consapevoli dei rischi cui vanno incontro mettendosi contro un’istituzione come la Chiesa Cattolica a Boston, il caporedattore del team Spotlight, Walter “Robby” Robinson, i cronisti Sacha Pfeiffer e Michael Rezendes e lo specialista in ricerche informatiche Matt Carroll cominciano a indagare sul caso.
Via via che i giornalisti del team di Robinson parlano con l’avvocato delle vittime, Mitchell Garabedian, intervistano adulti molestati da piccoli e cercano di accedere agli atti giudiziari secretati, emerge con sempre maggiore evidenza che l’insabbiamento dei casi di abuso è sistematico e che il fenomeno è molto più grave ed esteso di quanto si potesse immaginare. Nonostante la strenua resistenza degli alti funzionari ecclesiastici, tra cui l’arcivescovo di Boston, Cardinale Law, nel 2002 il Globe pubblica le sue rivelazioni in un dossier che farà scalpore aprendo la strada ad analoghe rivelazioni in oltre 200 diverse città del mondo.

Un film fuori tempo massimo?
Il film ha una caratteristica peculiare, ovvero risulta essere già un classico. Siamo già dalle parti del cinema in costume, dove una quindicina di anni sembrano un secolo, se non per l'argomento preso in esame per il media raccontato, la carta stampata e quel giornalismo d'inchiesta che ha reso mitici alcuni giornalisti, soprattutto americani (Watergate), e alcune vicende storiche. Questo cinema realizzato in modo convenzionale, preciso e cerimonioso non si può criticare perché è vero che non inventa un linguaggio nuovo dal punto di vista formale e filmico ma è un prodotto assolutamente compiuto e per questo inattaccabile. Ben venga quindi l'Oscar che è premio dall'orientamento mirato alla capacità e qualità tecnica ma estraneo al linguaggio artistico. Fino a qui siamo in regola, ora il problema può essere il soggetto per la sua estrema spinosità. Quindi il film si sviluppa su due livelli ben distinti e separati: il giornalismo e la nostalgia per esso per come non si può più produrre per via della trasformazione radicale dell'informazione; il soggetto ispirato agli scandali realmente avvenuti di pedofilia nella Chiesa cattolica di Boston e nel mondo. Se il primo livello di “comprensione” è stato decifrato, il secondo risulta essere materia intrigante ma anche sconvolgente. Se la pedofilia è un guasto del carattere umano, in certi contesti diventa, a volte, regola se non metodo, come nel caso della curia diocesana di Boston, soggetto specifico raccontato dal film di McCarthy. Credo che dal punto di vista giudiziario le cose siano state più o meno sistemate (stiamo comunque parlando degli Stati Uniti) mentre dal punto di vista etico e spirituale il problema non si pone e non si è posto, nella realtà quotidiana via via che il tempo passa un buon adepto fedele risulta naturalmente attrezzato per dimenticare, negare ed autoassolversi. Duemila anni di storia, in fondo, ne ha vista di giustizia e di infamia.













martedì 26 gennaio 2016

remember

Remember - Atom Egoyan - Canada, Germania - 2015
Venezia 72   Concorso

sabato 16 gennaio 2016

francofonia

Francofonia - Aleksander Sokurov - Francia, Germania, Paesi Bassi - 2015
Venezia 72   Concorso
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Francofonia

Francia, Germania, Paesi Bassi
drammatico
2015

colore
DCP
87'



regia
Aleksander Sokurov
aiuto regia
Alexei Jankowski
Marina Koreneva
sceneggiatura
Aleksander Sokurov
fotografia
Bruno Delbonnel
montaggio
Alexei Jankowski
Hansjorg Wessbrich
musica orig.
Murat Kabardokov
costumi
Colombe Lauriot Prévost
trucco
Simon Livet
Maurine Badassari
suono
Emil Klotzsch
effetti speciali
Jean-Michel Boublil
casting
Laura Rosenthal
interpreti
Louis Do de Lencquesaing... Jacques Jaujard
Benjamin Utzerath... Franz Wolff-Metternich
Vincent Nemeth... Napoléon Bonaparte
Johanna Korthals Altes... Marianne
Jean-Claude Caër
Andrey Chelpanov
Catherine Limbert... la segretaria di Jacques Jaujard
(…)
produttore
Pierre-Olivier Bardet
produzione
Ideale Audience
Zero One Film
N279 Entertainment
Arte France Cinema (co-produzione)
Le Musee du Louvre (co-produzione)
distribuzione internazionale
Films Boutique
distribuzione italiana
Academy Two








La storia di due uomini: il direttore del Louvre Jacques Jaujard e l'ufficiale dell'occupazione tedesca il conte Franz Wolff-Metternich, prima nemici, poi collaboratori. Sarà grazie alla loro alleanza che molti dei tesori del museo saranno salvati.

Il museo parigino del Louvre diventa “personaggio” vivo nell'ultimo, molto criptico, film di Sokurov dove il maestro russo inventa, giocando con i generi a lui più congeniali, una riflessione sulle basi culturali europee. I musei sono il DNA delle società, il proprio cuore, l'essenza più profonda che costituiscono la struttura stessa di un Paese e la sua civiltà. Affascinato, il regista, dalla storia dell'arte, in essa egli pretende di percepire come e perché, in fondo, i popoli europei siano fratelli, ognuno col proprio carattere, che malgrado i conflitti poi trovano un'intesa. In realtà i popoli europei questa fantomatica intesa non l'hanno trovata attraverso l'arte e mai la potranno trovare su quella strada. 

Una nave mercantile carica di opere d'arte prende il mare incurante delle impossibili condizioni meteorologiche, la nave non arriverà a destinazione e le opere andranno perdute come anche forse le vite dell'equipaggio: si può scegliere tra vita e arte? Oppure si può scegliere di sacrificare la vita per un ideale o per il proprio paese?

Purtroppo questo genere di film, così costruito, deve avere un senso chiaro e logico e a suon di metafore le cose si complicano e diventano materia per fanatici rabdomanti. Ma tant'è, proprio quando non ci si vuole affidare alla forma ma far prevalere il significato e il senso delle cose attraverso la chiarezza espositiva si rischia di produrre, sicuramente, un'opera d'arte che però risulterà dedicata ai pochi che vogliano sforzarsi di “studiarla”.  Per cui: rimaniamo colpiti e affascinati dall'arte rappresentata nel famoso museo e cerchiamo di cogliere le più misteriose sfumature dalle inquadrature perfette, poi divaghiamo da quello che è stata la Storia europea durante la metà del secolo scorso e da quello che sarebbe potuto essere se alcuni uomini non avessero scelto di privilegiare l'Arte piuttosto che disinteressarsene (in fondo una guerra ha altre priorità) e farne tesoro da trasmettere, anche se mi pare che questo tipo di lezione non serva proprio a niente.


Louvre


Johanna Korthals Altes, Aleksander Sokurov


Aleksander Sokurov

domenica 20 settembre 2015

free in deed

Free in Deed – Jake Mahaffy – USA, Nuova Zelanda – 2015
Venezia 72   Orizzonti Concorso

miglior film Concorso Orizzonti Venezia 72
Melva è una giovane donna appartenente al proletariato di Memphis che faticosamente cerca di crescere i suoi due figli in solitudine. Il proprio compagno, infatti, non regge la condizione in cui sono costretti a vivere, e abbandona la donna incurante dello stato di salute del loro figlio maschio afflitto da problemi psichiatrici; Benny è un ragazzino che ha bisogno di attenzioni costanti e la donna non riesce neanche a mantenere il proprio posto di lavoro per poterlo seguire, sconvolta dalla disperazione trova sollievo nella “chiesa di fortuna” pentecostale del suo quartiere. Le chiese di fortuna sono congregazioni religiose semi improvvisate dove un gruppo più o meno grande di persone, fortemente devote, si uniscono per pregare e solidarizzare.
Abe, ex drogato ed ex carcerato convertito, è il pastore che viene in contatto con Melva e decide di affrontare la malattia del ragazzo con la preghiera. La comunità religiosa tutta, si stringe intorno alla donna e a suo figlio convinta del potere della fede e delle doti miracolose di Abe ma le cose gli sfuggono di mano.




Il tema trattato è particolarmente interessante perché racconta un'abitudine molto praticata in America, paese notoriamente assai religioso, le cosiddette chiese di fortuna. Si tratta di edifici religiosi improvvisati creati, da una comunità di persone (pentecostali), in spazi abbandonati ma anche in spazi privati come garage o salotti di casa. Le chiese di fortuna non sono guidate da fini commerciali ma sono solo ed esclusivamente spazi dove ritrovarsi per praticare la propria fede rendendo questi contesti particolarmente speciali: luoghi dove si può condividere il proprio dolore con gli altri, dove si cerca di risolvere i problemi dell'anima insieme, un posto alternativo rispetto a quelli dove nessuno sembra disposto ad ascoltare, una sorta di psicoterapia collettiva; uno spazio dove vengono accolti anche coloro che hanno avuto problemi con la giustizia o ex tossicodipendenti in cerca di un riscatto sociale e morale. I riti sono particolarmente coinvolgenti e “spettacolari” guidati da sacerdoti cantanti urlatori e cori gospel i quali innescano incredibili deliri collettivi: persone che svengono, piangono e assaporano l'estasi del miracolo. [vedi altro]

Edwina Findley, Jake Mahaffy
Jake Mahaffy