testata (theda)

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sabato 5 gennaio 2013

Neslihan Atagül - Venezia 2012
Özcan Deniz, Yesim Ustaoglu, Neslihan Atagül, Baris Hacihan

venerdì 4 gennaio 2013

No quiero dormir sola

No quiero dormir sola - Natalia Beristain - Messico - 2012
Il caos regna sovrano nella casa della vecchia diva, bottiglie scolate, piatti sporchi nel lavabo e tante foto dei tempi andati. La nipote, incapace di curare anche se stessa, si vedrà costretta a prendersi cura della nonna. Ma chi si prende cura di chi veramente?   >Lula<

Solitudini a confronto in un immaginario passaggio di testimone. Prima o poi ci si deve confrontare con la realtà, quell’oggettività costruita sui fatti ma anche su ricordi e rimpianti, sentimenti che possono essere duri da gestire. Gli occhi aperti sulla realtà spengono le luci sui sogni, quella specie di delirio ipnotizzante che sa produrre la speranza. Un paradosso che al suo culmine si biforca, da una parte la strada è chiusa dall’altra si riproduce il miraggio.


natalia beristain - venezia 2012

SETTIMANA DELLA CRITICA - venezia 2012

martedì 1 gennaio 2013

lina e mouna soualem

mouna soualem, lina soualem - venezia 2012

lina soualem, mouna soualem - venezia 2012

Héritage (Inheritance)

Héritage (Inheritance) - Hiam Abbass - Francia, Israele, Turchia - 2012
Nel nord di Israele è in corso un conflitto armato,
una guerra come tante altre:  è la normalità, non
rappresenta il soggetto del film ma una descrizione quasi banale della quotidianità. Il frastuono degli aerei e il boato delle esplosioni costituiscono una specie di sinistro sottofondo sonoro ma anche un termine di paragone con un’altra guerra, questa non armata, all’interno della società araba stessa che vive in queste zone, ritratta attorno alla famiglia palestinese sulla quale si sviluppa la trama del film. Ogni suo componente saprà innescare un personale detonatore; ma attenzione, succede in tutte le comunità di persone sia piccole che grandi e di ogni cultura però in questo caso è influenzata da particolari condizioni di vita: stiamo parlando di una collettività che si sente esclusa dal paese che non è più il proprio. L’identità minacciata comporta una certa intransigenza perfino deleteria rivolta verso il mantenimento di tradizioni arcaiche, disconnesse e incoerenti rispetto al presente. In questo contesto le donne rappresentano la parte più minacciata e maltrattata, vedi: la figlia maggiore relegata all’accudimento dei fratelli e della famiglia a scapito della propria crescita; o la donna accusata ingiustamente di sterilità adducendo motivi interreligiosi e di genere; la ragazza maltrattata e accusata di aver provocato l’infarto al proprio genitore perché il suo comportamento è disfunzionale ai costumi conservatori, essendosi innamorata di uno straniero.
L’eredità del titolo non rappresenta solo l’eventuale spartizione dei beni del patriarca moribondo quanto una metaforica trasmissione di valori alle giovani generazioni, vittime di un mondo insensato piantato sulle bombe, le bugie, la disuguaglianza, il razzismo. Semplice analisi di un’umanità, così traducibile e valida per tutti.


Hiam Abbas - Venezia 2012

domenica 23 dicembre 2012

les mouvements du bassin

Les mouvements du bassin - HPG - Francia - 2012
Le ossessioni sono alla base delle frustrazioni umane.
Una donna cerca maniacalmente la sua maternità, un’altra cerca una donna da amare, un guardiano di zoo è ossessionato dalla propria forma fisica, un addetto alla sicurezza di un’azienda - anch’esso dominato dalla propria virilità - regola il bilancio familiare permettendo alla propria donna (un transessuale che ama perdutamente) di prostituirsi.
Tutti quanti verranno risucchiati in un vortice di eventi paradossali, che per quanto appaiano lontani  tra loro, in realtà li unirà.   >Lula<

Eric Cantona, Joanna Preiss, HPG, Rachida Brakni - Locarno 2012
Rachida Brakni, HPG
Eric Cantona, HPG

Joanna Preiss, HPG

giovedì 20 dicembre 2012

pietà

Pieta - Ki duk Kim - Corea del sud - 2012
Non c'è spazio per l'amore, non c'è spazio per la sensibilità, non c'è spazio per la solidarietà. C'è spazio solo per la miseria, per la povertà, per la morte e per la vendetta. Questo ultimo sentimento porterà una madre a mettersi in gioco per sconfiggere il dolore. Odio contro odio crea pietà.   >Lula<

Kim Ki-duc - Venezia 2012

la fille de nulle part





La fille de nulle part - Jean Claude Brisseau - Francia - 2012
Un vecchio intellettuale, divenuto misantropo dopo la scomparsa della propria moglie, si fa sconvolgere lo stile di vita dalla comparsa di una giovane, alquanto, misteriosa. Sarà motivo per una rinascita di vecchi ideali e la comparsa di vecchi fantasmi. Quest'incontro sarà rivelante per ambe due i protagonisti, ognuno di loro troverà nell'altro lo scopo della propria esistenza.   >Lula<

jean claude brisseau - locarno 2012
claude morel, virginie legeay, jean claude brisseau - locarno 2012
claude morel, virginie legeay, jean claude brisseau - locarno 2012

cave of forgotten dreams

Cave of forgotten dreams - Werner Herzog - Canada, USA, Francia, Germania, GB - 2010
Un maestro dell'immagine contemporaneo prestato ad un artista dell'immagine del passato. Un'opera nell'opera. Herzog con questo documentario ha dato la possibilità a chiunque di partecipare ad una scoperta unica ma senza contaminarla.   >Lula<

sabato 29 settembre 2012

hafsia herzi

hafsia herzi - venezia 2012

hafsia herzi, mouna soualem - venezia 2012


hafsia herzi - venezia 2012

lunedì 20 agosto 2012

museum hours

Museum hours - Jem Cohen - Austria/USA - 2012
Armiamoci di illimitata pazienza, taccuino, matita e partiamo per questo imprescindibile tour… artistico, turistico e non solo attraversando le sale del Kuntshistorisches Museum di Vienna (con particolare applicazione per Brueghel il Vecchio), girovagando per le strade della medesima città tra pittoreschi scorci, sale da tea e corsie d’ospedale al capezzale di una donna in coma (?).
Un sorvegliante del sopracitato museo, che un tempo lavorava al seguito di rumorosi gruppi rock, passa le sue ore nella quiete del museo contemplando le opere e soprattutto chi le guarda, tra questi egli nota una donna che periodicamente vi trascorre il suo tempo rapita dal fascino dell’arte esposta. I due fanno amicizia imparando a conoscersi nei loro aspetti più privati. Lei, canadese, si trova a Vienna interdetta, spaesata e senza troppi soldi, per assistere una parente (cugina ormai persa di vista) malata terminale ricoverata all’ospedale. Sia il guardiano che la donna sono due anime solitarie che si incontrano e si riconoscono, insieme intraprenderanno il medesimo percorso dello spettatore relazionando la vita normale, quella di tutti i giorni fatta di momenti per lo più insignificanti, con l’arte: come tiene a sottolineare l’autore del film, l’arte ci comunica cose e fatti, per scoprirne l’essenza basta lasciarsi andare cercando di abbattere quelle barriere che solitamente si ergono tra le due dimensioni; in tal senso pare particolarmente esplicita la sequenza che mostra tre avventori completamente nudi mentre contemplano i dipinti (NdR).
I frequentatori di musei o gallerie d’arte non sempre sono preparati nel cogliere tutte le sfumature del “messaggio” artistico, pertanto giunge in aiuto il cicerone. Nello specifico, abbandonati i due amici, si sprofonda in estenuanti spiegazioni, ogni dettaglio, di non so più quale quadro di Brueghel, viene descritto esaurientemente, come l’omino che defeca. L’anima documentaristica di Cohen si palesa prepotentemente e nel il pittore fiammingo egli trova un suo importante predecessore: “capace com’era d’illustrare il reale rappresenta un grande documentarista del suo tempo”.
Di tanto in tanto si esce dalle imponenti stanze del museo, per percorrere le strade viennesi ammantate di malinconico grigiore, alla scoperta di vedute interessanti e mai semplici “cartoline” turistiche.

Il film non scende a compromessi, per tutta la sua durata costringe lo spettatore ha cercare tra i vari elementi una personale logica narrativa, e se risulta interessante le relazione tra vita e arte meno convincente appare l’obbligo ad assistere alla visione di un documentario realizzato con tecnica ineccepibile: “BBC style”.

Tra i produttori dell'opera figura l'amica di Jem Cohen, Patti Smith.

Jem Cohen - Locarno 2012

nuclear waste

Yaderni wydhody - Myroslav Slaboshpytskiy - Ucraina - 2012
Chernobyl, la vita quotidiana ruota attorno alla propria e ben nota tragedia ambientale, ma non senza speranze.

In un territorio devastato e col futuro ineludibilmente segnato, la vita degli uomini non è particolarmente diversa rispetto quella di coloro che vivono in zone “tranquille”, in fondo tutto il mondo, per un verso o per l’altro, è contaminato e non solo dall’inquinamento. La ragione fondamentale del vivere, del sopravvivere, sembra “limitarsi” al mantenimento della razza. Una razza contaminata e vittima, suo (nostro) malgrado dell’infinito nonsense intrinseco nella natura deleteria ed inutile dell’essere vivente razionale.
Piccolo capolavoro! Con la sua schietta semplicità, per nulla didascalica, offre uno strumento di elaborazione antropologica della cultura umana.

Myroslav Slaboshpytskiy - Locarno, 2012

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johnnie to

Johnnie To - Locarno 2012

leviathan

Leviathan - Lucien Castaing-Taylor/Véréna Paravel - GB/USA/Francia - 2012
Una barca da pesca solca le acque dell’oceano Atlantico seguendo le medesime, fantastiche, rotte della baleniera Pequod. Ma in questo caso non ci si trova di fronte ad un racconto d’avventura bensì dentro la cronaca reale di un equipaggio alle prese con la fatica e il disagio. La trama si sviluppa seguendo un andamento documentaristico, ipnotico e decisamente sperimentale, difficilmente catalogabile.
Questo lavoro inizialmente doveva essere un film politico incentrato attorno al “Leviathan” di Hobbes poi, intrapreso il viaggio in mare, la coppia di autori ha preferito concentrarsi su una diversa idea, principalmente agganciata al Leviatano biblico quindi il “Moby Dick” di Melville: la balena che per le sue dimensioni e la sua potenza bene rappresentava la figura mitologica; stessi mari, stesso confronto tra uomo e natura.
Una grande impresa cinematografica ma non nel senso tecnico, che comunque ha richiesto un grosso sforzo di tempo e di mezzi (circa un anno di riprese e 12 telecamere disseminate in ogni angolo della barca), bensì, come ha raccontato Véréna Paravel, dal punto di vista fisico e soprattutto emotivo: «è stata un’esperienza molto violenta e difficile, con la percezione di capire il significato della parola Inferno», ma anche: «Leviatano, sinonimo di mostro che se risvegliato è in grado di sconvolgere l’ordine del mondo in caos».

Il rumore costante dei motori intervallato dallo sciabordio dell’acqua, il garrire dei gabbiani, le catene o le cime avvolte dai verricelli, il tonfo dei pesci liberati dalle reti sul ponte della nave compongono l’esclusiva e sinistra colonna sonora; le immagini fornite dalle telecamere, letteralmente gettate senza scrupoli tra i pesci boccheggianti o legate sullo scafo che si infrange tra le onde, oppure primissimi piani sulla macellazione delle mante con uncini e coltello seguendo i movimenti regolari e ritmati dei pescatori, coinvolgono totalmente generando una forza espressiva estrema tra il sogno e l’incubo.
Il cinema, questo vero cinema, si fa occhio, vede e rilascia senza compromessi ne mediazioni all’Io profondo percezioni ancestrali, totalizzanti. Il cinema che racconta antitetico al cinema “raccontante”, immagini pure che attraversano il (e non solo un) mondo pieno di situazioni.

sabato 18 agosto 2012

somebody up there like me

Somebody up there likes me - Bob Byington - USA 2011
Lassù qualcuno ci guarda, forse ci ama o forse si prende gioco di noi oppure nessuno ci ama, ma pensarlo ci aiuta a prendere la vita con immaginifica ironia. Commedia caustica, in quota Sundance, da non confondere con l’omonimo film di Robert Wise del 1956 dove, anziché la storia di un pugile che si riscatterà da un destino fosco, vediamo il susseguirsi di eventi, normalmente legati alla banale vita quotidiana fatta di gioie e dolori per uno stralunato e apatico personaggio dotato di eccezionale cinismo, eternamente giovane ma circondato da una varia umanità che subisce il naturale cedimento fisico. Sì, perché Max Youngman, il personaggio principale del film, ha un segreto che lo rende una sorta di Dorian Gray dei nostri tempi, una misteriosa valigia blu che emana energia vitale capace di donare l’eterna giovinezza a colui che la apre.
«Tutti pensiamo che non moriremo mai». Fino a quando non assisterai alla dipartita del tuo primo gatto, allora, presa coscienza della realtà rimossa, qualcosa può cambiare: la vita si presenterà con ineludibile razionalità, sbattendoti in faccia che quel giorno prima o poi arriverà anche per te. Partendo da questo semplice presupposto Bob Byington, l’autore e regista del film, ha condensato il suo pensiero sull’argomento, creando un personale antidoto sia per affrontare l’ineluttabile sia per superare tutta quella serie di esperienze negative della quale la vita è costellata: il disincanto come condizione esistenziale poiché non esistono vie di fuga, la vita procede comunque e, forse, non ne vale la pena pensarci troppo.

Un bel gioco che permette di sopportare “la condanna di esistere” è probabilmente il grande segreto della felicità o almeno della serenità interiore: il sogno, la fantasia, la follia possono rappresentare una soluzione per edificare il proprio mondo magico e perfetto malgrado, prima o poi, la famigerata riga del prodotto si presenterà; la propria esistenza finirà lasciando l'incompiutezza umana come un tassello mancante del puzzle e solo l'illusione di aver lasciato per i posteri qualcosa di utile o più banalmente un'accozzaglia di geni, alleggerirà l'angoscia della propria sistematica inutilità.