testata (theda)

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venerdì 8 gennaio 2016

perfect day

A Perfect Day - Fernando León de Aranoa - Spagna- 2015
Cannes 68   Quinzaine des Réalisateurs





A Perfect Day

Spagna
drammatico
2015

colore
2.35:1
105'




regia
Fernando León de Aranoa
aiuto regia
Antonio Ordóñez
soggetto
Paula Farias... (romanzo 'Dejarse llover')
sceneggiatura
Fernando León de Aranoa
Diego Farias
fotografia
Alex Catalán
montaggio
Nacho Ruiz Capillas
scenografia
César Macarrón
musica orig.
Arnau Bataller
costumi
Fernando García
trucco
Caitlin Acheson
Agathe Dupuis
effetti visivi
Ferran Piquer
effetti speciali
Raúl Romanillos
interpreti
Benicio Del Toro... Mambrú
Tim Robbins... B
Olga Kurylenko... Katya
Mélanie Thierry... Sophie
Fedja Stukan... Damir
Eldar Residovic... Nikola
Sergi López... Goyo
(…)
produttore
Fernando León de Aranoa
Jaume Roures
Patricia De Muns (esecutivo)
Javier Méndez (esecutivo)
Luis Fernández Lago (line producer)
produzione
Reposado
Mediapro
Movimentata avventura di quattro operatori umanitari e un traduttore locale impegnati nei Balcani nel 1995, a guerra appena finita. La loro missione è rimuovere un cadavere da un pozzo, per evitare che contamini l’acqua della zona circostante. La squadra, guidata dal carismatico Mambrú, comprende Sophie, ingenua idealista appena arrivata dalla Francia, la bella e disinibita Katya e l’incontenibile B, volontario di lungo corso e allergico alle regole. Dopo una rocambolesca serie di eventi, i quattro capiranno che si tratta di un compito più difficile del previsto, in un paese in cui anche trovare una corda può diventare un’impresa impossibile.

Jugoslavia, Bosnia per la precisione, adattata altrove. Ambientazione in ogni modo congeniale al racconto di un gruppo di volontari e contingenti delle Nazioni Unite, operatori umanitari del tutto inutili inseriti in una guerra impossibile da metabolizzare.
Film necessario, come è necessario non dimenticare una guerra crudele e rozza fuori tempo massimo (quando è scoppiata e fatte scoppiare) dove le responsabilità vere non sono mai state volutamente appurate. Perché le responsabilità maggiori sono di “innominabili” fuori dai confini balcanici. In ogni modo, la visione di questo film e di tutti quei film ad esso paragonabile sulle guerre jugoslave hanno la forza di smuovere i sentimenti più profondi e malgrado, in questo caso, si faccia largo uso dell'ironia ciò avviene prepotentemente.
Guerra in Jugoslavia, sono passati più o meno vent'anni ma la ferita non si rimargina, non si può rimarginare perché con quella guerra la Storia è finita. La Storia nostra, dell'Occidente e del mondo che avevamo conosciuto ed immaginato.
Quando quello strano senso così inebriante di vittoria assoluta, sul nemico immaginato, assale e pervade l'uomo esso sarà pervaso dalla percezione di deità incontrastabile, l'equilibrio delle masse si sgretola. Immagino lo sportivo alla ricerca forsennata di battere il record che prima o poi diventerà impossibile e qui la Storia finisce. Ebbene con quella guerra, la guerra in Jugoslavia, la ricerca dell'ultimo “record” è finita. Per raggiungere quel traguardo si sono usati tutti mezzi, il doping iniettato, dal fantomatico mondo vincitore superiore civile e protetto dal Signore, in quelle vene è scorso a fiumi come il sangue di gente persone e bestie comuni o geniali: ogni umanità, perfino istruita, capace, utile con sogni desideri e speranze, con Dio e senza Dio, persone sensibili o violente, affettuose, altruiste ma anche prepotenti disgustose e puzzolenti: tutti morti.
La Storia è matrigna perfida, troppe volte abitua le menti ed i corpi alla sopportazione eludendo quell'insegnamento necessario alla naturale evoluzione. Con lo scadere di un traguardo temporale suggestivo come un millennio, associargli una vittoria politica e sociale ha allettato generali e papi, intimamente presuntuosi ed egoisti incuranti del prezzo morale e umano insostenibile. Già in altri tempi si era ipotizzato che forze superiori o divine avrebbero fatto le giuste distinzioni, ma questo è un altro discorso, qui forse è la “Legge di un Mercato” a sostituirsi alle leggi di natura.
Ormai non serve più fare quello sforzo d'onestà che consentirebbe di attribuire le responsabilità, tra qualche anno se ne parlerà con distacco relegando questi eventi nell'inevitabile corso naturale dei tempi, appunto. Senza voler capire come si sia potuto permettere quell'inceppamento del meccanismo che stava lentamente contribuendo al futuro dell'umanità.
La nuova Storia ha avuto il suo principio, si parte da zero con tutti gli annessi, la Storia del Tremila.


FEDJA STUKAN, OLGA KURYLENKO, TIM ROBBINS, MÉLANIE THIERRY, BENICIO DEL TORO


ELDAR RESIDOVIC, BENICIO DEL TORO



SERGI LÓPEZ


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