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sabato 6 gennaio 2024

Deserto rosso

Michelangelo Antonioni - Italia/Francia - 1964

Quando Dino Campana perse le sue poesie in un incendio, Dino Campana le riscrisse tutte.

Quando Lemmy Ventura, io, si avventura in un social che si chiama Treads provo il cimento con Deserto rosso di Antonioni supero 500 battute e non riesco a pubblicare, cestino tutto e torno indietro di qualche anno, torno al buon vecchio blog ormai dimenticato e ci riprovo. 

Ossessione numero 1 / 2024: Deserto rosso. 

La super depressione prodotta dal post natalizio è di una tale prepotenza da mandarti in orbita e probabilmente in orbita si pensa, si pensa molto e si pensa, solitamente, male: ci si reca nella videoteca (personale) alla ricerca del più improbabile antidoto di tale sentimento, un film di Antonioni.
Deserto rosso è un film datato, improbabile, ostico, inguardabile, noioso? 
Rivisto in questo particolare momento può risultare letale oppure salvifico: nella sua dimensione straniante e ipnotizzante libera quella fantasia che va dalla magia del colore, passando dal fango ai capelli "smanati" e doloranti di Monica Vitti per finire nella magia della spiaggia rosa oppure nel pseudo porno night di un capanno al porto. Personaggi agli antipodi poco decifrabili e urticanti che si muovono in un contesto disumano e artificiale dove si vagheggia una modernità incantata. Qui dove deve germogliare il futuro si pensa ad accantonare la Storia come soluzione per non morire.
La nuova ossessione è un trip. Aprire gli occhi e lasciarsi andare anelando l'istinto che pervade l'animo di Giuliana.